Fornovo, impressioni di Novembre

Luca Risso 2009-11-03T11:49:19+00:000000001930200911 Vino @it

porta

Il consueto pellegrinaggio a Fornovo in occasione di Vini di Vignaioli, mi ha lasciato questa volta più di una perplessità.

Ricordiamo che questa è probabilmente la principale e più antica manifestazione Italo/Francese dedicata esclusivamente a vini naturali, biologici e biodinamici selezionati dalla instancabile Christine Cogez, ristoratrice a Parigi.

Per quanto riguarda le cose che mi sono piaciute, alla lista dello scorso anno aggiungo due  nuove proposte di grandissimo spessore.

Si tratta di Porta del vento , con un Catarratto e un Nero d’Avola  in purezza nelle annate 2007 e 2008 puliti, affilati e nitidi, e del provenzale Domanine les Terres Promises, con bottiglie simpatiche e interessanti, e con un buonissimo l’Amourvèdre (in purezza) da vigneti in Bandol.

Le perplessità che invece ho maturato riguardano quello che mi pare uno scollinamento verso un certo eccesso di naturalità. Mi spiego:  la parola d’ordine “poca solforosa” è diventata adesso “zero solforosa”, e i vini bianchi con lunghissime ed esagerate macerazioni sulle bucche, che prima erano “simpatiche curiosità”, sono diventati una moda dilagante, con risultati quantomeno altalenanti,  al punto che si va definendo una precisa e nuova categoria di vini già chiamata “orange wines”. C’è una enologia nuova che sta emergendo, tutta da studiare, ma oramai evidente dalle diverse annate a disposizione di questo genere di vini: la lunga macerazione sulle bucce dei vini bianchi porta ad un tipo diverso di stabilizzazione e di potenziale evolutivo senza necessità di SO2. Il problema è che il profilo olfattivo di questo tipo di vino è spiazzante, inusuale, di difficile abbinamento, insomma una letteratura tutta da scrivere.

L’esempio che vale per tutti lo fornisce proprio Porta del Vento, con un Catarratto tradizionale prodotto utilizzando la commovente quantità di 20 mg/l di SO2, strepitoso per profumi e finezza, e il lungamente macerato omovitigno Saharay, con zero solforosa, ma che mi provoca  molti “se e ma”, pur non considerandolo affatto cattivo.

Ecco infine l’ottima intervista a Christine realizzata da Riccardo Farchioni di Acquabuona.

httpv://www.youtube.com/watch?v=2MvB-R8uA4Y

Luk