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<title>TheWineBlog.net (it)</title>
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<tagline>il weblog internazionale del vino</tagline>
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<copyright>Copyright (c) 2008, Luca Risso</copyright>
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<title>Famolo strano</title>
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<issued>2008-07-25T13:44:06Z</issued>
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<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
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<dc:subject>Vino e cibo</dc:subject>
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<![CDATA[<p><img alt="pomonero.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/pomonero.jpg" width="450" height="320" /></p>

<p>Non fai in tempo a scrivere un paio di post sugli antociani dell'uva, e di come una colorazione blu scura sia più gradita di quella rossa, che subito ti prendono in parola e tirano fuori i pomodori neri, i "Sun Black", come strombazzato dalla <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=763&ID_sezione=76&sezione=Ambiente"><strong>Stampa</strong></a> e dalla televisione.<br />
Le ragioni ufficiali per cui il pomodoro nero è meglio di quello rosso, sono il maggior contenuto di antiossidanti e di vitamine che, come è noto, allungano la vita e hanno anche un leggero effetto Viagra. Le ragioni reali, come spiegato dal <a href="http://www.reset-italia.net/2008/07/19/il-pomodoro-nero/"><strong>Reset-Italia</strong></a> e soprattutto dal sito del <a href="http://www.stampa.cnr.it/documenti/cnrWeb/2006/Gen/10_gen_06_01.htm"><strong>CNR</strong></a> (stiamo parlando del 2006, altro che novità!!), sono le seguenti:<br />
</p>]]>
<![CDATA[<p>"L’idea di importare in Italia il black tomato - dice Rocco De Prisco, primo ricercatore dell’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli e docente di Biologia vegetale presso la facoltà di Farmacia dell’Università di Salerno - mi è venuta dopo l’incontro con il general manager della catena di supermercati Sainsbury di Londra. Il dirigente mi ha raccontato di come il pomodoro nero sia andato a ruba in sole due settimane, nonostante il costo elevato: circa sette sterline al chilo (10-11 euro). Gli scaffali dei supermercati sono stati presi d’assalto dagli inglesi, attratti dal colore, un rosso scuro che tende al marrone, che definiscono “mogano fumoso”. Decisiva è stata la campagna pubblicitaria della Sainsbury che ne esaltava l’altissimo contenuto di vitamina C”. <br />
A completare il quadro sono state le ricerche scientifiche che attribuiscono al kumato delle Galapagos eccelse virtù afrodisiache, sperimentate sulle tartarughe dell’isola le quali, dopo averlo mangiato, hanno avuto un’attività sessuale molto più intensa rispetto a quelle alimentate tradizionalmente. Vari studi effettuati su rettili, nutriti con il Bt, hanno confermato un aumento della loro capacità sessuale. <br />
L’ottima risposta dei consumatori ha spinto la Sainsbury ad incrementare le importazioni di Bt. <br />
In Italia si è fatta avanti un’importante catena di distribuzione alimentare al dettaglio che si è detta interessata a commercializzare il black tomato, dopo un approfondimento sulle sue caratteristiche nutrizionali"</p>

<p>Insomma, dietro il pomodoro nero si cela in realtà un bel business, come era facile immaginare. Pensate in cascata a cosa incomincerà presto a circolare: la pizza nera,  il sugo di pomodoro nero, la caprese juventina.<br />
Pare addirittura che alcuni turisti tedeschi di passaggio a Montalcino abbiano visto alcune piante di Sun Black tra i filari di Brunello!</p>

<p>Se poi qualcuno nell'orto di casa volesse cimentarsi non solo con i pomodori neri, ma anche con quelli gialli e rosa, basta che scriva ai <a href="http://www.fratelligramaglia.com/html/pom_ner.html"><strong>Fratelli Gramaglia</strong></a>, ed il gioco è fatto!</p>

<p>Luk<br />
</p>]]>
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<title>Maledetta Peonina</title>
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<modified>2008-07-04T12:14:33Z</modified>
<issued>2008-07-04T10:35:15Z</issued>
<id>tag:www.thewineblog.net,2008:/vino/3.423</id>
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<summary type="text/plain"> (Clicca per ingrandire) Credo che la figura qui sopra spieghi qualche cosa riguardo al “peccato” originale dell’enologia italiana, nonché riguardo alle ultime tristi vicende legate allo scandalo noto come “Brunellopoli”. Sono infatti rappresentati i “profili antocianici” di vari vini...</summary>
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<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
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<dc:subject>Tecniche del vino</dc:subject>
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<![CDATA[<p><img alt="antociani.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/antociani.jpg" width="500" height="400" /><br />
<a href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/antociani.html" onclick="window.open('http://www.thewineblog.net/vino/archives/antociani.html','popup','width=720,height=540,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><strong>(Clicca per ingrandire)</strong></a><br />
Credo che la figura qui sopra spieghi qualche cosa riguardo al “peccato” originale dell’enologia italiana, nonché riguardo alle ultime tristi vicende legate allo scandalo noto come <a href="http://www.google.it/search?hl=it&q=brunellopoli&start=0&sa=N"><strong>“Brunellopoli”</strong></a>.<br />
Sono infatti rappresentati i “profili antocianici” di vari vini ottenuti da vitigni coltivati in Italia, ovvero il contenuto percentuale dei 5 antociani responsabili del colore del vino rosso, e delle loro forme esterificate (altri). Fra i suddetti antociani la Malvina dà colorazioni intense tendenti al blu ed è ritenuta da sempre la molecola più stabile e resistente all’ossidazione. Al contrario la Peonina tende maggiormente al rosso, e si ossida più facilmente verso tonalità granata e mattone. Vi dice qualche cosa?</p>]]>
<![CDATA[<p>Esatto! Per qualche curioso scherzo del destino cinico e baro i più famosi vini italiani da invecchiamento (Barolo, Brunello, Chianti) sono relativamente poveri di Malvina e ricchi di Peonina. Siccome purtroppo il vino prima di essere bevuto “si vede”, da sempre si è cercato di correggere questi presunti difetti di colore di nebbiolo e sangiovese, dapprima con abbondanti iniezioni di vini provenienti dal sud Italia (pratica che pare continui anche <a href="http://andreapagliantini.simplicissimus.it/2008/06/30/vendemmia-2008-vista-da-giugno/"><strong>ora</strong></a>), che come si vede sono ricchissimi di sostanze colorate, poi molto più semplicemente piantando merlot e cabernet, che hanno il vantaggio di maturare più facilmente di sangiovese e nebbiolo. In realtà questa è stata una scorciatoia, perché se fossero state disponibili una volta le attuali tecniche analitiche ma soprattutto agronomiche, forse si sarebbe puntato su vitigni autoctoni come il ciliegiolo o la massaretta, che hanno almeno sulla carta un profilo antocianico non dissimile da merlot e cabernet rispettivamente. <br />
Il fatto è che oggi, siccome il disciplinare di Barolo e Brunello prevedono l’uso di nebbiolo e sangiovese in purezza, la lotta per aumentarne il colore è combattuta con ogni mezzo lecito e non, con tannini, enzimi e barrique o, pare, direttamente con merlot e cabernet, mentre invece bisogna rendersi conto che è una partita persa in partenza. O si rinuncia al monovitigno, o si rinuncia al colore impenetrabile e stabile nel tempo. Non c’è una via di mezzo per ottenere un vino non sopraffatto nella sua natura più intima.</p>

<p>Luk</p>]]>
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<title>Torta di riso? Finita!</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2008/06/18/torta_di_riso_finit.html" />
<modified>2008-06-21T18:12:02Z</modified>
<issued>2008-06-18T08:52:34Z</issued>
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<summary type="text/plain"> Perché a Genova è così difficile trovare un posto dove mangiare ed essere trattati bene, magari un po&apos; coccolati, ad un prezzo non dico basso, ma corretto? Il meeting di Tigulliovino è appena finito, con una bella scia di...</summary>
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<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
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<dc:subject>Degustazioni di vino</dc:subject>
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<![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/qJSdWtn4R8o&hl=it"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/qJSdWtn4R8o&hl=it" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344"></embed></object></p>

<p>Perché a Genova è così difficile trovare un posto dove mangiare ed essere trattati bene, magari un po' coccolati, ad un prezzo non dico basso, ma corretto?<br />
Il meeting di <a href="http://www.tigulliovino.it/meeting/tigulliovino_meeting_home.htm"><strong>Tigulliovino </strong></a> è appena finito, con una bella scia di persone venute da mezza Italia che domenica 15 Giugno avranno trovato di sera quasi tutti i locali chiusi.</p>

<p><br />
</p>]]>
<![CDATA[<p>Si, lo so che i "very locals" conoscono i "posti giusti", ma non sono questi che qualificano l'offerta di una città.<br />
Supponiamo che un povero allocco americano trovi su internet questa <a href="http://travel.nytimes.com/travel/guides/europe/italy/genoa/restaurant-detail.html?vid=1154654640668"><strong>recensione</strong></a>. Supponiamo che per essere tranquillo consulti il sito internet del <a href="http://www.berlocca.it"><strong>locale</strong></a>. OK, il numero di telefono riportato sul sito è sbagliato, ma con un po' di sforzo  può trovare quello giusto. E poi, trattandosi di un ristorante-enoteca la carta dei vini sul sito è bella, curata e ricca. E poi, i vicoli del centro storico in cui si trova sono così "cool" !<br />
Supponiamo che poi giunto sul posto il nostro turista scopra che:<br />
-i vini, come la nota torta di riso, sono tutti finiti, a parte un paio di bianchi e rossi così così,<br />
-che anche il menu reale è molto ridotto rispetto a quanto riportato sul sito,<br />
-che la qualità dei piatti è appena sufficiente e che la loro presentazione ed il servizio approssimativi,<br />
-che il conto alla fine non è esorbitante ma nemmeno bassissimo,<br />
che cosa penserà e riferirà al suo ritorno in America? Ma poi, è necessario venire proprio dall'America?  A volte è sufficiente venire da <a href="http://www.vinix.it/recensioni_detail.php?ID=310"><strong>Treviso</strong></a> o da molto meno <a href="http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=1527"><strong>lontano</strong></a>!</p>

<p>Luk</p>]]>
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<title>La reciprocità dei polifenoli</title>
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<modified>2008-06-05T16:44:24Z</modified>
<issued>2008-06-05T16:10:31Z</issued>
<id>tag:www.thewineblog.net,2008:/vino/3.420</id>
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<summary type="text/plain"> La lettura sul sempre interessante Winesurf di questo e di questo articolo sull&apos;uso dei tannini in enologia, mi ha ispirato una considerazione paradossale. L&apos;uso di questi preparati di origine talvolta totalmente estranea all&apos;uva, è oramai un fatto diffuso e...</summary>
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<name>Luca Risso</name>

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<dc:subject>Tecniche del vino</dc:subject>
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<![CDATA[<p><img alt="flavilio.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/flavilio.jpg" width="180" height="129" /></p>

<p>La lettura sul sempre interessante <a href="http://www.winesurf.it"><strong>Winesurf</strong></a> di <a href="http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=331"><strong>questo</strong></a> e di <a href="http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=332"><strong>questo</strong></a> articolo sull'uso dei tannini in enologia, mi ha ispirato una considerazione paradossale.<br />
L'uso di questi preparati di origine talvolta totalmente estranea all'uva, è oramai un fatto diffuso e accettato senza tanti problemi. I motivi sono ampiamente spiegati dai due articoli citati. Tra le altre cose i tannini sono apprezzati come stabilizzatori del colore dei vini rossi, in quanto si legano con gli antociani formando composti colorati più scuri e più resistenti all'ossidazione. Orbene, vediamo se invece io riesco a essere chiaro nello spiegare questo paradosso.<br />
Tannini e antociani sono entrambi polifenoli, e hanno come costituente della loro molecola lo ione <strong>flavilio</strong> (che bel nome) rappresentato in figura. Sono due molecole "moralmente" equivalenti, se mi si passa il temine. Si legano e si stabilizzano a vicenda.<br />
Ma allora perché è accettato l'uso di tannini esogeni alla propria uva per stabilizzare il colore del vino, e invece respinto l'uso di antociani esogeni per stabilizzare i tannini? Perché posso usare tannini per dare al barolo un colore più stabile, e non posso usare, chessò, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antociano"><strong>malvina</strong></a> estratta da una melanzana per smussarne e stabilizzare i  tannini, ottenendo anche un bel blu profondo?<br />
Mistero!</p>

<p>Luk</p>]]>

</content>
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<title>Indici</title>
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<modified>2008-05-09T14:05:41Z</modified>
<issued>2008-05-09T12:50:20Z</issued>
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<summary type="text/plain">Per tenere sotto controllo lo sviluppo vegetativo della vite nel corso della stagione, gli agronomi sono soliti ricorre agli indici pedoclimatici. Tali indici sono solo elaborazioni numeriche delle condizioni del pedoclima, cioè dell&apos;insieme delle condizioni fisiche e chimiche dello strato...</summary>
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<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
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<dc:subject>Tecniche del vino</dc:subject>
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<![CDATA[<p>Per tenere sotto controllo lo sviluppo vegetativo della vite nel corso della stagione, gli agronomi sono soliti ricorre agli indici pedoclimatici. Tali indici sono solo elaborazioni numeriche delle condizioni del pedoclima, cioè dell'insieme delle condizioni fisiche e chimiche dello strato superficiale del terreno, dipendenti dal clima stesso.  Fra le grandezze fisiche e chimiche che normalmente si prendono in considerazione, la temperatura T in prossimità del suolo è probabilmente la più importante.  Prima di proseguire con questo post, pregherei l'incauto lettore di scaricare e leggere quanto riportato in <a href="http://www.tigulliovino.it/scrittodavoi/art_428.htm"><strong>questo link</strong></a>. Lo so, sono pigro, ma quantomeno chi non ha trovato l'argomento interessante, può tranquillamente transitare su un altro blog.</p>]]>
<![CDATA[<p>Come già sostenuto in <a href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2008/04/08/invecchiare.html"><strong>questo post</strong></a>, il ripetersi di annate eccezionalmente calde, impone la definizione di strumenti nuovi per la valorizzazione della qualità del prodotto, sia esso l'uva o il vino finito.  Gli indici pedoclimatici usuali di <strong>Winkler</strong> e di <a href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2007/05/12/huglin_e_leffetto_s.html"><strong>Huglin</strong></a> fino ad ora impiegati hanno il difetto di non avere un limite superiore, nel senso che si fondano su una presunta proporzionalità lineare tra quantità di calore ricevuta dalla vite e la sua maturazione. Insomma, più fa caldo e meglio è. Invece non è così, in quanto il calore eccessivo blocca la crescita della pianta. Per la vite questo accade al di sopra dei 35°. Si può allora immaginare  un indice simile a quello di <strong>Winkler</strong> ma normalizzato, cioè con un valore limite superiore massimo pari a 1000, che si otterrebbe solo se la temperatura durante il periodo vegetativo della vite fino alla vendemmia fosse costantemente 35°. Può un indice di questo tipo tenere conto del deficit qualitativo di millesimi fuori dalla norma come il 2003? Ecco, mi piacerebbe verificarlo. La frequentazione di siti come <a href="http://www.buto.it/"><strong>questo</strong></a> mi consente di registrare le temperature orarie e di elabore gli indici di cui ho parlato. Per curiosità dal primo Aprile a oggi le cose sono andate come illustrato nelle due figure che seguono.</p>

<p><img alt="temperatura.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/temperatura.jpg" width="720" height="540" /><br />
<img alt="indici.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/indici.jpg" width="720" height="540" /></p>

<p>Sfortunatamente però <strong>Buto</strong> non è molto significativo dal punto di vista enologico. Quello che mi ci vorrebbe è l'insieme delle 4392 temperature medie orarie nel periodo dal 1° Aprile al 30 Settembre, per un numero significativo di annate (almeno due: una calda e una fredda) in un paio di distretti vitivinicolo importanti: Langhe, Chianti, Collio, Valpolicella. Chi mi può aiutare a entrare in possesso di queste informazioni (naturalmente a gratis! Pagando sono capaci tutti)?</p>

<p>Per la cronaca: mi accorgo che con questo post supero la fatidica quota 100.  Speriamo di non entrare in crisi.</p>

<p>Luk<br />
</p>]]>
</content>
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<title>Invecchiare</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2008/04/08/invecchiare.html" />
<modified>2008-04-09T10:19:22Z</modified>
<issued>2008-04-08T20:41:34Z</issued>
<id>tag:www.thewineblog.net,2008:/vino/3.406</id>
<created>2008-04-08T20:41:34Z</created>
<summary type="text/plain"> C&apos;è un cambiamento climatico in atto, una tendenza all&apos;aumento della temperatura media. Tutti lo sostengono oramai, con dosi più o meno elevate di allarmismo. Non si sa ancora esattamente se il fenomeno abbia origine antropica (effetto serra) o dipenda...</summary>
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<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
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<dc:subject>Tecniche del vino</dc:subject>
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<![CDATA[<p><img alt="botti rovere big.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/botti%20rovere%20big.jpg" width="400" height="147" /></p>

<p>C'è un cambiamento climatico in atto, una tendenza all'aumento della temperatura media. Tutti lo sostengono oramai, con dosi più o meno elevate di allarmismo. Non si sa ancora esattamente se il fenomeno abbia origine antropica (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_serra"><strong>effetto serra</strong></a>) o dipenda da altri  fenomeni geolocici ciclici.  Questa cosa devo dire che mi turba; forse sarà che soffro il caldo! <br />
Dal punto di vista enologico sono ancora più turbato. Se un milesimo come il 2003 diventasse la normalità e non l'eccezione, cosa occorerrebbe fare per evitare di ripetere i disastrosi risultati espressi dai più blasonati vini italiani? Che tipo di gestione della vigna occorrerà mettere in pratica?  A queste domande sta pensando un sacco di gente. Nuovi indici <a href="http://www.aip-suoli.it"><strong>pedologici</strong></a> aiuteranno a selezionare nuovi terroir (di questo parleremo più avanti); pratiche come la sfogliatura intorno ai grappoli andranno in pensione; le esposizioni dei filari andranno ripensate; anche i vitigni subiranno la loro bella rivoluzione, ed inevitabilmente tutto ciò avrà un riflesso sui disciplinari di produzione.<br />
E in cantina cosa occorrerà fare per preservare aromi e fragranze? Esattamente su questo tema ho letto alcuni scritti del Prof. Mario Fregoni pubblicati da <a href="http://www.tecnichenuove.com/riviste/collane/vq.html"><strong>VQ</strong></a>, da cui mi sono permesso di estrarre alcune frasi, che riporto letteralmente.<br />
</p>]]>
<![CDATA[<p><strong>"L'Italia è attratta dal mito del legno, che fra l'altro rappresenta una moda cangiante, già passata dalla botte grande alla barrique e infine ai chips. Per elaborare un grande vino, l'uso della barrique deve essere limitato e quello che più conta è l'affinamento in bottiglia, dove si formano gli aromi terziari, ossia le unioni chimiche e la liberazione per idrolisi delle molecole aromatiche dei terpenoglucosidi e deiprecursori nor-isoprenoidi. L'insieme determina il bouquet del vino.<br />
...<br />
Nelle regioni caldo-aride le uve raggiungono sulla pianta maturazioni avanzate e contengono già polifenoli polimerizzati, a significare che non sono necessari i tannini stabilizzanti del legno. Le ossidazioni enzimatiche, inoltre, in queste condizioni climatiche sono molto più intense e veloci e la capacità di invecchiamento è notoriamente collegata con la resistenza del vino all'ossidazione, dovuta tra l'altro al contenuto di polifenoli ossidabili, resveratrolo e flavonoidi.<br />
...<br />
L'Italia ha tradizioni cultuali limitate nell'invecchiamento in bottiglia,<br />
...<br />
L'innalzamento delle temperature porta a ottenere vini più strutturati, ricchi estratto, poco durevoli nell'invecchiamento, meno fini e con breve percezione sensoriale aromatica.<br />
...<br />
Occorre diffondere la cultura dell'invecchiamento in bottiglia, smitizzando quella dell'invecchiamento in legno, soprattutto al sud. Prolungare l'invecchiamento in legno, specie nelle barrique, significa ridurre la durata in bottiglia."<br />
</strong></p>

<p>Questi concetti mi sembrano una critica ben documentata da dati oggettivi sia all'uso della botte piccola, ma anche a quella grande, quando il periodo di permanenza in legno diventa eccessivo, come potrebbe essere il caso di certi baroli o brunelli. <br />
Se (e ripeto se) l'affinamento in bottiglia fosse  la soluzione, allora si aprirebbe una pagina bianca nell'enologia del futuro. Infatti stiamo parlando di affinamento, non del semplice imbottigliamento pre commercializzazione. Dimensione dei contenitori, chiusure, temperature, insomma tutto sarebbe da scrivere quasi ex novo. Sarò un depravato, ma a me sembra molto eccitante!</p>

<p>Luk</p>]]>
</content>
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<title>Il vino dei Blogger - Capitolo 15: Il vino del comodino</title>
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<modified>2008-03-28T12:27:38Z</modified>
<issued>2008-03-27T20:54:17Z</issued>
<id>tag:www.thewineblog.net,2008:/vino/3.405</id>
<created>2008-03-27T20:54:17Z</created>
<summary type="text/plain"> Decisamente birbone il tema di questo capitolo del Vino dei Blogger, proposto da Massimiliano Perbellini di Wineplanet. Vino del comodino, non inteso come vino che sa di legno, ma come strumento di seduzione, arma di conquista di cuori solitari,...</summary>
<author>
<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
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<dc:subject>Degustazioni di vino</dc:subject>
<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.thewineblog.net/vino/">
<![CDATA[<p><img border="0" alt="moncuit_r_1.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/moncuit_r_1.jpg" width="100" height="300"style="margin: 0px 5px 5px 0px; float: left;"/><br />
Decisamente birbone il tema di questo capitolo del Vino dei Blogger, proposto da <a href="http://www.wineplanet.it/index.php/2008/03/11/il-vino-dei-blogger-n-15-il-vino-da-comodino/"><strong>Massimiliano Perbellini</strong></a> di <a href="http://www.wineplanet.it/"><strong>Wineplanet</strong></a>.<br />
Vino del comodino, non inteso come vino che sa di legno, ma come strumento di seduzione, arma di conquista di cuori solitari, bottiglia galeotta di galeotti produttori.<br />
</p>]]>
<![CDATA[<p>Non sono mai stato esperto in materia, anzi, a essere sinceri, non ci ho mai capito niente! Posso però produrmi in uno sforzo quasi teorico per identificare un vino adatto allo scopo.<br />
La prima cosa che mi viene in mente è che esiste un nemico pubblico n°1, un fenomeno insidioso e sempre in aguato, dispensatore di cocenti frustrazioni: il mal di testa!  Bisogna assolutamente evitare di fornire armi al nemico, e quindi tutto ciò che può essere fonte di emicrania o altre vaghe  <a href="http://www.beekmanwine.com/prevtopbd.htm"><strong>allergie</strong></a> va accuratamente evitato. Quindi vini naturali, poca solforosa, pochi polifenoli, ma molti molti profumi e molta morbidezza, e soprattutto una gradazione alcolica che non stordisca un cavallo, ma inviti a proseguire la beva fino in fondo...<br />
Per me esiste un solo tipo di vino che soddisfi questi requisiti: un buon Champagne rosé.<br />
Recentemente mi è capitato di assaggiare un prodotto che consiglio vivamente: profumi di fiori ma anche un po' "animali", acidità "vibrante" e prolungata, struttura "d'acciaio", insomma <strong>Moncuit Rosè Grand Crù</strong>!<br />
<BR clear="left"></p>

<p><img alt="moncuit_r_2.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/moncuit_r_2.jpg" width="350" height="250" /></p>

<p><br />
Luk<br />
</p>]]>
</content>
</entry>
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<title>Terroir  Vino e qualche dritta</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2008/03/21/terroir_vino_e_qual.html" />
<modified>2008-03-25T15:20:42Z</modified>
<issued>2008-03-21T10:42:39Z</issued>
<id>tag:www.thewineblog.net,2008:/vino/3.404</id>
<created>2008-03-21T10:42:39Z</created>
<summary type="text/plain"> E&apos; stata resa nota la lista (quasi) definitiva dei partecipanti al prossimo meeting di Tigulliovino, che si terrà il 16 giugno a Genova, nello splendido scenario del Palazzo Ducale, e che avrà come tema conduttore il binomio terroir-vino....</summary>
<author>
<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
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<dc:subject>Vino e cibo</dc:subject>
<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.thewineblog.net/vino/">
<![CDATA[<p><img alt="TGV.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/TGV.jpg" width="350" height="270" /></p>

<p>E' stata resa nota la lista (quasi) definitiva dei <a href="http://www.tigulliovino.it/meeting/tigulliovino_meeting_lista_aziende_2008.htm"><strong>partecipanti</strong></a> al prossimo <a href="http://www.tigulliovino.it/meeting/tigulliovino_meeting_home.htm"><strong>meeting</strong></a> di Tigulliovino, che si terrà il 16 giugno a Genova, nello splendido scenario del <a href="http://www.palazzoducale.genova.it/"><strong>Palazzo Ducale</strong></a>, e che avrà come tema conduttore il binomio terroir-vino.</p>]]>
<![CDATA[<p>E' una lista di produttori molto interessante, con una forte attenzione nei confronti dei  vini naturali e biologici. Sono più di 100 e mi sembra che ce ne sia davvero per tutti i gusti.  I miei gusti però mi spingono intanto a raccomandarvi di segnare in agenda i seguenti:</p>

<p><a href="http://www.clivi.it/home.html"><strong>I Clivi</strong></a><br />
Via Gramogliano 20<br />
33040 Corno di Rosazzo (UD)<br />
<strong>Vini bianchi dal Friuli molto longevi.</strong></p>

<p><a href="http://www.marcosara.it/"><strong>Marco Sara</strong></a><br />
Via dei Monti 3<br />
33040 Savorgnano del Torre (UD)<br />
<strong>Vini dolci dal Friuli molto tradizionali e con un grande rapporto q/p.</strong></p>

<p><strong>Ratto Giuseppe</strong><br />
Cascine Olive - Scarsi Loc. San Lorenzo<br />
15078 Roccagrimalda, Ovada (AL)<br />
<strong>Pino Ratto, One Cellar Man. Assaggiate i dolcetti del 97.</strong></p>

<p><a href="http://www.vinbun.it/"><strong>Luciano Cappellini</strong></a><br />
Via Montello 240/b Loc. Volastra di Manarola<br />
19017 Riomaggiore (SP)<br />
<strong>Non andate via senza aver assaggiato il Vin de Gusa.</strong></p>

<p><a href="http://www.aziendagricolabianchi.com/"><strong>Maria Donata Bianchi</strong></a><br />
Via delle Torri 16<br />
Diano Castello (IM)<br />
<strong>Per chi dice che in Liguria i rossi non vengono bene. Provare la Mattana per credere.</strong></p>

<p><a href="http://www.lastoppa.it/"><strong>La Stoppa</strong></a><br />
Loc. Ancarano<br />
29029 Rivergaro (PC)<br />
<strong>Una Signora del vino per signori vini!</strong></p>

<p><a href="http://www.boscoeliceo.net/"><strong>Mariotti</strong></a><br />
Via Circonvallazione 10<br />
44011 Argenta (FE)<br />
<strong>Il manuale della Fortana, ma anche una Fortana da manuale!</strong></p>

<p><a href="http://www.branchini1858.it/03vini_ita.html"><strong>Branchini</strong></a><br />
Via Marsiglia 3<br />
40060 Dozza (BO)<br />
<strong>L'Albana passito D'or Luce. Una delle milgiori in circolazione.</strong></p>

<p><a href="http://www.vinix.it/detail.php?ID=25072"><strong>Podere Erbolo</strong></a><br />
Loc. Erbolo<br />
Gaiole in Chianti (SI)<br />
<strong>Si chiama Salvino, ma si legge Chianti, come non se ne fa più!</strong></p>

<p><a href="http://www.poggioverrano.it/"><strong>Tenuta Poggio Verrano</strong></a><br />
Strada Provinciale 9 n. 4<br />
58052 Montiano (GR)<br />
<strong>Un Supertuscan dal volto umano!</strong></p>

<p><a href="http://www.poggioargentiera.com/"><strong>Poggio Argentiera</strong></a><br />
Km 70,700 Ss 1 Aurelia Loc. Banditella di Alberese<br />
58010 Grosseto (GR) <br />
<strong>Capatosta: cosa posso aggiungere?</strong> </p>

<p><a href="http://www.cantinedelnotaio.it/"><strong>Cantine del Notaio</strong></a><br />
Via Roma 159<br />
85028 Rionero in Vulture (PZ) <br />
<strong>Il Rogito, il miglior rosato d'Italia.</strong></p>

<p><a href="http://www.agricolaocchipinti.it/homepage.html"><strong>Arianna Occhipinti</strong></a><br />
Via dei Mille 55<br />
97019 Vittoria (RG)<br />
<strong>Un'altra Signora del vino. E altri signori vini.</strong></p>

<p><a href="http://www.gulfi.it/"><strong>Gulfi</strong></a><br />
Via Maria ss. Del Rosario C.da Roccazzo<br />
97012 Chiaramonte Gulfi (RG) <br />
<strong>Il Nero d'Avola che vorrei sempre bere.</strong></p>

<p><a href="http://www.jerzuantichipoderi.it/index.htm"><strong>Jerzu Antichi Poderi</strong></a><br />
Via Umberto I 1<br />
08044 Jerzu (OG) <br />
<strong>Speriamo non manchi lo Josto Miglior.</strong></p>

<p>Luk<br />
</p>]]>
</content>
</entry>
<entry>
<title>Off Topic</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2008/03/18/off_topic.html" />
<modified>2008-03-19T12:18:39Z</modified>
<issued>2008-03-18T21:32:58Z</issued>
<id>tag:www.thewineblog.net,2008:/vino/3.402</id>
<created>2008-03-18T21:32:58Z</created>
<summary type="text/plain"> Off Topic, cioè fuori tema. Infatti in questo blog vinoso voglio parlare di birre, e di come in qualche modo esse possano essere, come il vino, espressione di un territorio. Le birre in questione sono quelle del Birrificio Scarampola...</summary>
<author>
<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
</author>
<dc:subject>Degustazioni di vino</dc:subject>
<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.thewineblog.net/vino/">
<![CDATA[<p><img alt="scarampola1.JPG" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/scarampola1.JPG" width="283" height="212" /></p>

<p>Off Topic, cioè fuori tema. Infatti in questo blog vinoso voglio parlare di  birre, e di come in qualche modo esse possano essere, come il vino, espressione di un territorio. Le birre in questione sono quelle del <a href="http://www.birrificioscarampola.it"><strong>Birrificio Scarampola</strong></a> (Via Apollo Sanguinetti  18, 17014 Cairo Montenotte, (Sv), Tel 019/500196, Fax 019/520156).</p>]]>
<![CDATA[<p>Si tratta di un piccolo birrificio artigianale specializzato nella produzione di birre ad alta fermentazione (fermentate cioè ad una temperatura compresa tra 15° e 20°) con inoculo di lievito anche all'imbottigliamento. Questa tipologia di birra è tipica dell'europa occidentale (Francia, Belgio, Inghilterra) e si differenzia dalle Lager tipiche dell'europa centro-orientale (che sono fermentate a una temperatura più bassa) per i profumi più speziati e floreali che fruttati.</p>

<p><img border="0"  alt="scarampola2.JPG" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/scarampola2.JPG" width="212" height="283" style="margin: 0px 5px 5px 0px; float: left;"/><br />
In ogni caso non è esattamente un prodotto tipico ligure e nemmeno italiano.  I simpatici birraioli di Scarampola sono riusciti però a dare una brillante interpretazione in chiave territoriale a due delle loro birre, aromatizzandole con due prodotti tipici Savonesi presidi di <a href="http://www.slowfood.com/"><strong>Slow Food</strong></a>.  La pratica dell'aromatizzazione infatti è molto comune nella fabbricazione della birra.</p>

<p><strong>Birra Bianca n°8</strong><br />
Come dice il nome si tatta di una birra chiara, a bassa gradazione (4.8% alcol), a base di malto di orzo e di grano, aromatizzata con coriandolo e <a href="http://www.fondazioneslowfood.it/ita/presidi/dettaglio.lasso?cod=228"><strong>Chinotto di Savona</strong></a>. Il chinotto è un agrume estremamente profumato, da cui si ricava un'essenza usata anche nella produzione della nota bibita, e che nel savonese risulta particolarmente aromatico. Le note agrumate sono infatti nette nella birra, che si presenta leggermente torbida e intensamente profumata. L'ottima acidità che la contraddistingue rende possibili abbinamenti arditi con pesce crudo e sushi.</p>

<p><strong>Nivura</strong><br />
A dispetto del nome non è una birra troppo scura ma piuttosto ambrata. Più alcolica della precedente, (>6% alcol) è contraddistinta dall'essere fermentata in presenza di frammenti di <a href="http://www.fondazioneslowfood.it/ita/presidi/dettaglio.lasso?cod=101"><strong>castagne essicate sui tecci di Murialdo</strong></a>. Siccome le castagne sono in pratica affumicate, il profumo della birra è contraddistinto da sentori fortemente fumé. Il gusto è pieno e morbido. Abbinamento consigliato:  dolci da forno a base di cacao,  ma anche l'intramontabile castagnaccio.</p>

<p>Luk<br />
</p>]]>
</content>
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<title>Il piede (non franco) sbagliato</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2008/03/04/il_piede_non_franco.html" />
<modified>2008-03-04T12:10:56Z</modified>
<issued>2008-03-04T09:37:20Z</issued>
<id>tag:www.thewineblog.net,2008:/vino/3.392</id>
<created>2008-03-04T09:37:20Z</created>
<summary type="text/plain"> La Val di Vara, in provincia di La Spezia, oltre ad essere un territorio selvaggio e di grandissima bellezza paesaggistica e naturalistica, ha anche grandi potenzialità enologiche. Ne sono convinto, l’ho sempre sostenuto (qui) e anche cercato nel mio...</summary>
<author>
<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
</author>
<dc:subject>Vino</dc:subject>
<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.thewineblog.net/vino/">
<![CDATA[<p><img alt="valdivara.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/valdivara.jpg" width="400" height="170" /></p>

<p>La Val di Vara, in provincia di La Spezia, oltre ad essere un territorio selvaggio e di grandissima bellezza paesaggistica e naturalistica, ha anche grandi potenzialità enologiche. Ne sono convinto, l’ho sempre sostenuto <a href="http://www.tigulliovino.it/scrittodavoi/art_144.htm"><strong>(qui)</strong></a>  e anche cercato nel mio piccolo di dimostrarlo <a href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2007/05/12/huglin_e_leffetto_s.html"><strong>(qui)</strong></a>. D’altro canto la Valle è sempre lì, e chiunque può andarci e rendersene conto. Si tratta di un “terroir” privo di una storia enologica nota ai più, quindi da “inventare” intelligentemente, con rispetto di quel poco (o tanto) di tradizioni che ancora paesi come ad esempio <a href="http://blogewine.blogspot.com/2007/06/1000-miles-wine-journey-il-vino-di.html"><strong>Montale</strong></a>  possono vantare.</p>]]>
<![CDATA[<p>Sono stato quindi molto felice nel venire a conoscenza attraverso un <a href="http://www.aisliguria.it/articles.asp?id=41"><strong>articolo</strong></a> a firma di Ivano Denevi comparso sul sito dell’<a href="http://www.aisliguria.it"><strong>AIS</strong></a> Liguria, di diverse iniziative di piccoli vignaioli che stanno incominciando a produrre le prime bottiglie da vigne impiantate nell’alta Val di Vara, e tra cui spicca proprio quella di Ivano Denevi (in realtà ci sono altri progetti che bollono in pentola, di cui parlerò a tempo debito!).<br />
Leggendo quanto scrive Ivano, non posso però fare a meno di notare che purtroppo secondo me si è partiti con il piede sbagliato. Riporto testualmente il seguente passaggio.</p>

<p><em>“L’Azienda “Cornice”, di Ivano Denevi, porrà in commercio per la prima volta nel 2007 due vini provenienti dall’omonimo vigneto Pein, l’uno ottenuto da un Syrah in purezza, l’altro composto da un blend di Merlot al 55%, Syrah al 40% e Ciliegiolo per la rimanente parte, e che già quest’anno ha mostrato le proprie notevoli capacità espressive, con un colore limpido e vivace, profumi intensi e complessi, un corpo deciso in cui la materia tannica e la freschezza sono ammorbidite dall’incontro con un adeguato grado alcolico. Entrambi tali vini maturano per sei mesi in botti di rovere, in barriques per il Syrah in purezza, botti grandi per la seconda tipologia; dopo questa prima fase, sono sottoposti ad ulteriore affinamento in bottiglia. Anche l’azienda di Giorgia Grande, sempre a Cornice, ha impiantato Merlot e Syrah: i suoi vini saranno messi in commercio nel 2008, per cui il definitivo giudizio tecnico viene rimandato ad un prossimo futuro. A Sesta Godano l’azienda di Antonella Manfredi ha riportato agli antichi fasti il vigneto di Re de Peiu, producendo vini rossi e bianchi, rispettivamente da un blend di Merlot, Syrah, Pollera e da Albarola e Sauvignon blanc”.</em></p>

<p>La domanda sorge spontanea: che ci azzeccano Merlot e Syrah nella valle? Ma come, proprio ora che per fortuna pare esserci un riflusso della moda di piantare ovunque vitigni di ogni tipo purché “internazionali” si pianta Merlot e Syrah in un territorio che nessuno conosce e che andrebbe dunque valorizzato per ciò che di più autentico può proporre! Ma poi che c’entrano Merlot e Syrah assieme, quando in Francia nessuno si sognerebbe mai di sposare le due uve. E’ un po’ come se qualche Australiano si mettesse a produrre un blend di Nero d’Avola e Nebbiolo. Ammesso che non esista già, che impressione  farebbe? Non mi sembra sia sufficiente il 5% di Ciliegiolo per salvare l’anima della tradizione, che vede effettivamente tale vitigno allignare da sempre da quelle parti insieme a Sangiovese e ad alcuni autoctoni minori. Capisco che un po’ di Merlot spesso aiuti ad aggiustare annate in cui il Sangiovese non matura bene o il Ciliegiolo fa la muffa, ma mi sembra si sia  esagerato. Avrei anche capito l’esperimento di un vino di Taglio Bordolese, o un uvaggio più mediterraneo di Syrah e Grenache (Granaccia), ma l’operazione effettuata mi pare possa portare proprio da nessuna parte. <br />
Qualche maligno potrà obbiettare che anche il sottoscritto nel suo <a href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2006/06/12/diario_di_un_vignaio.html"><strong>giardino</strong></a> di casa una volta mise a dimora un paio di filari di Merlot, ma la ragione per cui lo feci è esattamente quella per cui un produttore (cosa che io non sono) non dovrebbe farlo. Volevo “imparare facendo” e il Merlot mi sembrava l’unico vitigno in grado di fornire sempre e comunque un’uva vinificabile, il contrario cioè della ricerca di tradizione e tipicità.<br />
Con tutto ciò non vorrei sembrasse che ce l’abbia con Ivano Denevi, che al contrario pare proprio abbia fatto un bel lavoro. Mi auguro solo che per effetto del “passaparola” e del “sentitodire” non dilaghi nella Valle la voglia di estirpare tutto e piantare Merlot e Syrah. Questa sì, sarebbe una vera catastrofe.</p>

<p>Luk<br />
</p>]]>
</content>
</entry>
<entry>
<title>Vermentini, Pigati e Vino Lok</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2008/02/11/vermentini_pigati_e.html" />
<modified>2008-02-11T14:15:07Z</modified>
<issued>2008-02-11T05:58:37Z</issued>
<id>tag:www.thewineblog.net,2008:/vino/3.373</id>
<created>2008-02-11T05:58:37Z</created>
<summary type="text/plain"> Prendo in prestito questo video dal Blogger Eustachio Cazzorla per riaprire la questione spinosa delle chiusure alternative all&apos;amato/odiato tappo in sughero naturale....</summary>
<author>
<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
</author>
<dc:subject>Tecniche del vino</dc:subject>
<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.thewineblog.net/vino/">
<![CDATA[<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/l3ysMd9frtg&rel=1"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/l3ysMd9frtg&rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="300" height="240"></embed></object></p>

<p>Prendo in prestito questo video dal Blogger <a href="http://www.eusto.it/"><strong>Eustachio Cazzorla</strong></a> per riaprire la questione spinosa delle chiusure alternative all'amato/odiato tappo in sughero naturale.</p>]]>
<![CDATA[<p>L'occasione mi è fornita da Emanuele Trevia dell'Azienda Agricola <a href="http://www.aziendagricolabianchi.com/"><strong>Maria Donata Bianchi</strong></a>, il quale mi ha confidato una assoluta anteprima. Tutte le bottiglie di Pigato e Vermentino DOC, nonché il vino da tavola "Antico Sfizio" (in pratica tutti i bianchi aziendali) a partire dal millesimo 2007 (2006 per l'Antico Sfizio) saranno tappate con l'innovativa chiusura in vetro <a href="http://www.vino-lok.de/"><strong>Vino Lok</strong></a></p>

<p><img border="0"  alt="uno.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/uno.jpg" width="250" height="225" style="margin: 0px 5px 5px 0px; float: left;"/><br />
Questa scelta radicale è stata motivata da un paio di bancali di vino imbottigliato con sugheri fallati che hanno destinato il prodotto all'acetificazione. Effettivamente è sempre più difficile e costoso reperire tappi in sughero di qualità, con un tasso comunque fisiologico di tappi difettosi per inquinamento da Tricloroanisolo (odore di tappo) intorno al 2-3%.<br />
Le alternative non mancano. Si va dai comuni tappi sintetici in tecnopolimeri stampati o estrusi, fino al tappo a vite, oramai dilagante sui mercati internazionali.<br />
In Italia però la situazione è un po' diversa. Le chiusure alternative al sughero infatti per una sorta di snobbismo un po' ignorante, sono viste molto male, e associate per lo più a prodotti di basso livello, tipo bottiglione di lambrusco da supermercato.  <BR clear="left"></p>

<p><img border="0" alt="due.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/due.jpg" width="250" height="275" style="margin: 0px 5px 5px 0px; float: left;" /><br />
Ecco allora che nasce la necessità di trovare una chiusura che sia alternativa al sughero, sicura e garantita sotto il profilo delle caratteristiche enologiche del prodotto, ma anche un po'" trendy", un po "cool", insomma preziosa, esclusiva e che non dia assolutamente l'impressione di essere un sistema per risparmiare qualche soldo. Un bel tappo in vetro soddisfa egregiamente tutte queste caratteristiche, anche quella di costare effettivamente di più di un pezzo di sughero! La tenuta nei confronti dell'ingresso dell'ossigeno è ottima e duratura,  l'estetica effettivamente è molto bella e quindi ci sono tutte le premesse per una rapida diffusione sul territorio Italiano, sopratutto per i vini bianchi che devono garantire e preservare i loro freschi profumi fruttati e floreali. <br />
So già quali saranno le obbiezioni che solleveranno gli espertoni, che il vino deve respirare, che il tappo di sughero garantisce una micro-ossigenazione utile all'evoluzione del prezioso nettare e via trombonando. Ammettiamo pure che sia vero,  anche se nessuno è in grado di dimostrarlo con dati quantitativi. Questo fatto però ha un significato (forse) solo per i vini rossi destinati ad un invecchiamento medio-lungo.<br />
<BR clear="left"></p>

<p><img border="0" alt="tre.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/tre.jpg" width="250" height="265" style="margin: 0px 5px 5px 0px; float: left;"/><br />
Essi sono però una frazione tutto sommato esigua del prodotto nazionale; quindi per tutto il resto largo al tappo a vite, di vetro, e anche,  perché no, a corona. In fondo i migliori Champagne invecchiano egregiamente per moltissimi anni chiusi proprio da una volgare "gretta".  Attenzione però. Usare chiusure che effettivamente riducono la possibilità per l'ossigeno di entrare nella bottiglia,  impone qualche cautela enologica. Ad esempio appare non solo benvenuta, ma anche talvolta necessaria una minore solfitazione del prodotto all'imbottigliamento. I rischi che si possono correre sono quelli dell'insorgere con il tempo di spiacevoli odori di riduzione, come bene illustrato da questo articolo super tecnico  di <a href="http://www.nzic.org.nz/CiNZ/articles/Limmer_69_3.pdf"><strong>Alan Limmer</strong></a>, riferito in verità ai Sauvignon Blanc neozelandesi, quasi tutti rigorosamente chiusi con tappo a vite. E' questo infatti fin'ora l'unico difetto sperimentalmente attribuibile (seppur indirettamente) a tale tipo di chiusura.<br />
<BR clear="left"></p>

<p>Luk<br />
</p>]]>
</content>
</entry>
<entry>
<title>Carattere</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2008/02/01/carattere.html" />
<modified>2008-02-02T13:31:48Z</modified>
<issued>2008-02-01T20:05:18Z</issued>
<id>tag:www.thewineblog.net,2008:/vino/3.372</id>
<created>2008-02-01T20:05:18Z</created>
<summary type="text/plain"> Il carattere è una cosa importante. Penso che nei vini il carattere sia una cosa addirittura fondamentale. Il carattere di un vino è l&apos;interpretazione &quot;valorizzante&quot; di un vitigno e di un territorio, è cioè qualche cosa in grado di...</summary>
<author>
<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
</author>
<dc:subject>Degustazioni di vino</dc:subject>
<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.thewineblog.net/vino/">
<![CDATA[<p><img border="0" alt="vigne_veggie.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/vigne_veggie.jpg" width="135" height="210" style="margin: 0px 5px 5px 0px; float: left;"/></p>

<p>Il carattere è una cosa importante. Penso che nei vini il carattere sia una cosa addirittura fondamentale. Il carattere di un vino è l'interpretazione "valorizzante" di un vitigno e di un territorio, è cioè qualche cosa  in grado di esaltare una base comune (vitigno e territorio appunto) attraverso un apporto unico e personale.<br />
Ci sono vini perfetti esteticamente ma privi di carattere. Per fare un esempio concreto penso che un bel copione abbia un carattere migliore se interpretato da Rober De Niro anziché da  <a href="http://www.gabrielgarko.com/"><strong>Gabriel Garko </strong></a>  <br />
<BR clear="left"></p>]]>
<![CDATA[<p>Ecco allora quattro vini che fanno del carattere la loro arma vincente.</p>

<p><img border="0" alt="maccario.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/maccario.jpg" width="83" height="111" style="margin: 0px 5px 5px 0px; float: left;"/><br />
<strong>Maccario Dringenberg Rossese di Dolceacqua Superiore 2004</strong><br />
Bel rosso rubino con unghia granata. Dopo qualche incertezza iniziale <br />
dovuta a piccole riduzioni, si apre con un ventaglio aromatico da <br />
Nebbiolo del Nord, con sentori ferrosi, di tartufo e caffè e infine <br />
marini. Buona la pienezza;  sapidità più che acidità e lunga <br />
persistenza in bocca.  <BR clear="left"></p>

<p><br />
<img  border="0" alt="granaccia.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/granaccia.jpg" width="83" height="111" style="margin: 0px 5px 5px 0px; float: left;"/><br />
<strong>Innocenzo Turco Granaccia di Quiliano Vigna dei Cappuccini 2003</strong><br />
Annata piccola ma prodotto all'altezza! Colore più scarico del rossese, <br />
tendente al granato. Aromi resinosi, di canfora e timo, fino alla gomma <br />
dolce tipica dei vermentini del ponente, anche se questo è un rosso. <br />
Tannini leggermente verdi in bocca e discreta persistenza <BR clear="left"></p>

<p><br />
<img border="0" alt="antico_sfizio.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/antico_sfizio.jpg" width="83" height="111" style="margin: 0px 5px 5px 0px; float: left;"/><br />
<strong> <a href="http://www.aziendagricolabianchi.com/"> Maria Donata Bianchi </a> Antico Sfizio 2005    </strong><br />
Colore paglierino tendente al dorato. Dopo leggere note di riduzione si apre  con <br />
molta compostezza su sentori agrumati e resinosi,  In bocca è roccioso <br />
come uno scoglio di mare, sapido e lievemente asciugante. In prospettiva <br />
migliorerà ancora per anni. Con un abbinamento adeguato può dare grandi <br />
soddisfazioni.<br />
<BR clear="left"></p>

<p><br />
<img  border="0" alt="vigne_veggie.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/vigne_veggie.jpg" width="83" height="111" style="margin: 0px 5px 5px 0px; float: left;"/><br />
<strong>  <a href="http://www.massimoalessandri.it/home_page.htm">Alessandri</a>  Pigato Vigne Vegie 2004</strong><br />
Bel paglierino con riflessi dorati, sfodera uno spettro aromatico che va <br />
dalle erbe aromatiche, agli agrumi, ai fiori di campo, con un finale <br />
lievissimamente boisé. Ottima corrispondenza in bocca e discreta <br />
freschezza. Lungo il finale. <BR clear="left"></p>

<p><br />
Luk<br />
</p>]]>
</content>
</entry>
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<title>La vigna d&apos;inverno</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2008/01/19/la_vigna_dinverno.html" />
<modified>2008-01-20T08:45:08Z</modified>
<issued>2008-01-19T18:25:56Z</issued>
<id>tag:www.thewineblog.net,2008:/vino/3.371</id>
<created>2008-01-19T18:25:56Z</created>
<summary type="text/plain"> Passata la vendemmia, della vigna non parla più nessuno. Piano piano le foglie cadono e rimangono rami spogli e secchi. Piove, nevica, fa freddo. Qualche bella tiepida giornata però c&apos;è sempre, e allora prima o dopo bisogna potare....</summary>
<author>
<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
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<dc:subject>Tecniche del vino</dc:subject>
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<![CDATA[<p><img alt="Lady0002.JPG" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/Lady0002.JPG" width="400" height="300" /></p>

<p>Passata la vendemmia, della vigna non parla più nessuno. Piano piano le foglie cadono e  rimangono rami spogli e secchi. Piove, nevica, fa freddo. Qualche bella tiepida giornata però c'è sempre, e allora prima o dopo bisogna potare.</p>]]>
<![CDATA[<p>Potare è la cosa più rilassante e creativa nell'attività del vignaiolo. Non c'è fretta nè ansia. Non ci sono grappoli da portare in cantina di corsa, trattamenti da fare secondo tabelle cronometriche, grandinate pericolose in arrivo. Rimane solo da prendere le forbici e usarle un po' come se fosse un pennello, dipingendo sui filari la geometria che sembra migliore.  Sotto certi aspetti potare la vigna è come mettere a letto un bimbo. Si spera che la notte sarà serena, certi che gli affanni ricominceranno al risveglio. D'altro canto è vero anche che le scelte fatte durante la potatura in termini di numero di gemme lasciate sulla pianta e forma di allevamento saranno decisive durante tutta la stagione a venire, e quindi è meglio non lasciarsi trasportare troppo dai sentimenti, sennò si corre il rischio di commettere errori marchiani, come quello mostrato nell'immagine di apertura.<br />
Sapete trovare lo sbaglio?<br />
Suggerimento: trattasi di "tentato Guyot".</p>

<p>Altri  <a href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2007/03/23/come_pota.html"><strong>post</strong></a> sull'argomento<br />
Altre <a href="http://www.vinix.it/myPhoto_albumDetail.php?ID=623"><strong>immagini</strong></a> sull'argomento</p>

<p>Luk </p>]]>
</content>
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<title>2008.......</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2008/01/03/2008.html" />
<modified>2008-01-03T06:16:33Z</modified>
<issued>2008-01-03T05:43:27Z</issued>
<id>tag:www.thewineblog.net,2008:/vino/3.370</id>
<created>2008-01-03T05:43:27Z</created>
<summary type="text/plain"> Non mi piace unirmi al coro delle prefiche e dire che tutto va allo sfascio. E&apos; vero; viviamo in un paese dove molta gente pensa sia divertente sparare ai bambini la notte di capodanno, o nascondere con i fuochi...</summary>
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<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
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<dc:subject>Vino e cibo</dc:subject>
<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.thewineblog.net/vino/">
<![CDATA[<p><img alt="bicchiere.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/bicchiere.jpg" width="400" height="210" /><br />
Non mi piace unirmi al coro delle prefiche e dire che tutto va allo sfascio.<br />
E' vero; viviamo in un paese dove molta gente pensa sia divertente sparare ai bambini la notte di capodanno, o nascondere con i fuochi d'artificio i falò della spazzatura sotto casa; dove il petrolio e conseguentemente la benzina costano come il vino, ma si vendono automobili (preferibilmente molto potenti) come non mai; dove non passa giorno senza che qualche grossa fabbrica chiuda o sposti la produzione altrove e si apra al suo posto un bel centro commerciale; dove la più alta aspirazione (incoraggiata da governanti e sindacati) è quella di andare in pensione il più presto possibile; dove migliaia di piccoli imprenditori e commercianti  tengono aperta l'attività non già per convenienza economica, ma solo per orgoglio o per non farsi pignorare la casa dalle banche.<br />
Bene, think positive! Non è vero che tutto va a ramengo; semplicemente tutto evolve, anche se capire la direzione e le leggi che regolano tale evoluzione è un'impresa disperata.<br />
</p>]]>
<![CDATA[<p>Ma in questo contesto come sarà il vino del 2008, o più in generale il vino del futuro?  Anzi, ha un futuro il vino?<br />
Sarà ancora possibile produrre vini dignitosi a costi accettabili? Le piccole aziende vinicole riusciranno a reggere in un contesto economico globale e spietato? L'inutile OCM VINO partorito dalla costosissima euroburocrazia, a cosa servirà?  Sarà ancora possibile trovare qualche bottiglia di vino pregiato o sarà esportato tutto in estremo oriente? Se posti come <a href="http://www.vinoteca-online.com/"><strong>questo</strong></a> (Fiorenzo, ripensaci!!) chiuderanno, dove andremo a comprare le bottiglie migliori, tutti a <a href="http://www.eataly.it/"><strong>Eataly?</strong></a>.<br />
Con questi interrogativi a cui lascio a voi la risposta, auguro a tutti un felice anno nuovo!</p>

<p>Luk</p>]]>
</content>
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<title>E&apos; Natale.....</title>
<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.thewineblog.net/vino/archives/2007/12/12/e_natale.html" />
<modified>2007-12-12T16:21:15Z</modified>
<issued>2007-12-12T08:38:05Z</issued>
<id>tag:www.thewineblog.net,2007:/vino/3.364</id>
<created>2007-12-12T08:38:05Z</created>
<summary type="text/plain"> E&apos; natale, quindi siamo tutti più buoni. Nel caso che sabato 15 Dicembre alle ore 17 qualcuno si trovi a Genova dalle parti di Palazzo Ducale, potrà partecipare ad un&apos;asta benefica e acquistare alcune bottiglie di vino dei migliori...</summary>
<author>
<name>Luca Risso</name>

<email>l_risso2000@yahoo.it</email>
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<content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.thewineblog.net/vino/">
<![CDATA[<p><img alt="vignette.jpg" src="http://www.thewineblog.net/vino/archives/vignette.jpg" width="300" height="473" /></p>

<p>E' natale, quindi siamo tutti più buoni.<br />
Nel caso che sabato 15 Dicembre alle ore 17 qualcuno si trovi a Genova dalle parti di <a href="http://www.palazzoducale.genova.it/"><strong>Palazzo Ducale</strong></a>, potrà partecipare ad un'asta benefica e acquistare alcune bottiglie di vino dei migliori produttori liguri, etichettate per l'occasione con vignette di famosi disegnatori. Il ricavato sarà devoluto per la realizzazione di un acquedotto in Burundi.</p>]]>
<![CDATA[<p>Ecco il comunicato stampa della Regione Liguria.</p>

<p><em>Può succedere che una bottiglia d’acqua “diventi” vino, soprattutto se messa al centro di singolari degustazioni di raffinati gourmet su corposità, odore, contenuto di sali minerali. Più difficile che sia il vino a scaturire da una sorgente o dal rubinetto. Trasformazione invece possibile per il progetto “Vinum pro acqua”, appunto, presentato in Regione Liguria dai Rotary Club Imperia e Chiavari Tigullio con l’aiuto di un gruppo di produttori di vini liguri e di famosi vignettisti satirici.<br />
“Vinun pro acqua” è il nome di una iniziativa di solidarietà che attraverso un’asta di un centinaio di cassette numerate di vini di Liguria, con le etichette originali dei disegnatori, servirà a a raccogliere i fondi necessari per il completamento di un acquedotto di 8 chilometri a Murasi, nel Burundi.<br />
All’asta, in programma a Genova, a Palazzo Ducale (ristorante Di Sopra, piano ammezzato), sabato 15 dicembre, alle 17, saranno messe all’incanto oltre seicento bottiglie di Vermentino delle Cantine Lunae di Ortonovo, nello Spezzino, di Bianchetta di Bisson Piero Lugano, nel Tigullio, di Vermentino di Calleri di Albenga , Rossese di Dolceacqua della Cantine Gaiaudo e l’Ormeasco di Pornassio e il Pigato prodotto da Massimo Lupi di Pieve di Teco, nell’Imperiese.<br />
Altrettanto blasonati i nomi dei disegnatori italiani che hanno collaborato al’iniziativa patrocinata dalla Regione Liguria, attraverso l’assessorato alla Cultura. Sono: Gualtiero Schiaffino, Franco Bruna, Ro Marcenaro, Lino Contemori, Stefano Rolli e Origone.<br />
“Obiettivo dell’iniziativa - hanno spiegato i presidenti dei Rotary Chiavari Tigullio e Imperia Roberto Napoletano e Carlo Amoretti e il rappresentante dei produttori di vino Massimo Lupi - raccogliere dall’asta 10-12 mila euro che grazie a meccanismi interni del sodalizio potrebbe diventare più del doppio e far fronte alle spese per concludere l’acquedotto del Burundi”.</em></p>

<p>Mi sembra una buonissima occasione per un regalo di Natale originale ma soprattutto utile!</p>

<p>Luk</p>

<p>Aggiornamento dell'ultim'ora:</p>

<p>I vini dovrebbero essere presentati dal noto Giornalista enogastronomico e docente <a href="http://www.tigulliovino.it/vino/commissione_virgilio.htm"><strong>Virgilio Pronzati</strong></a>.</p>

<p>Il Palazzo Ducale sarà sede l'anno prossimo anche del Tigulliovino Meeting.  <a href="http://www.tigulliovino.it/blog/2007/12/tigulliovinoit_meeting_terroir.html"><strong>Grandi novità</strong></a> bollono in pentola!<br />
</p>]]>
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